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venerdì, 09 maggio 2008
... ma non sapeva neppure che esistesse!!! :))))

Ieri ero tra i presenti all'incontro romano con Al Gore per il lancio in Italia di Current Tv.
Dopo le prime domande, concordate in precedenza dal sito di Sky, è stato dato spazio ad alcuni interventi fuori programma. Ho alzato la mano e il direttore di Sky Tg, Emilio Carelli, mi ha dato la parola: "Salve Mr. Gore, ma gestisce lei personalmente il suo profilo su myspace? In caso affermativo, mi spiega come mai il profilo di Current Tv non è nella sua topfriend?"
La risposta di Gore potete leggerla nel sito di Panorama.

Qui sotto riporto i link ad alcuni blog che hanno citato l'episodio:
Ludik era seduto proprio accanto a me, dal momento che mi ha ospitato a casa. Grazie!
Più Blog ha addirittura affermato che il mio intervento fuori programma è stato il più divertente. Arigrazie!
Liveblog dell'incontro sul sito di Sky Tg: alle 17:03 il mio intervento.
Liveblog dell'incontro su Giovy.it
postato da: Bjorko alle ore 09/05/2008 13:26 | Link | commenti
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mercoledì, 14 novembre 2007
Ebbene sì, ho anch'io un profilo myspace!!!
postato da: Bjorko alle ore 14/11/2007 18:12 | Link | commenti (1)
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venerdì, 10 agosto 2007


postato da: Bjorko alle ore 10/08/2007 08:37 | Link | commenti (1)
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mercoledì, 31 gennaio 2007
Ancora più penosa della lettera di Veronica contro il marito, ecco la dichiarazione del Senatore Polito.
Prima confessa di aver annuito assecondando Berlusconi e ridendo alle sue battute.
Poi, forse sfruttando l'ondata mediatica dell'evento, dice di essersene pentito.

(Agi) - "In attesa delle scuse pubbliche di Silvio Berlusconi, vorrei far giungere le mie scuse alla signora Veronica Lario. Mi scuso come uomo, come giornalista e come parlamentare. Mi scuso di aver per l'ennesima volta sorriso alle battute allusive e maschiliste del marito, invece di indignarmene". Lo dice il senatore DL Antonio Polito. "Mi scuso -prosegue Polito- di non averle commentate con severita', per non apparire bacchettone. Mi scuso di tollerare ogni giorno che la volgarita' nei rapporti uomo-donna dilaghi tra la generale approvazione e il comune divertimento nella cultura popolare del paese, dalla tv al cinema. Mi scuso di trincerarmi dietro l'alibi che separa il privato dal pubblico, quando invece i comportamenti di un uomo pubblico hanno la capacita' di influenzare lo spirito pubblico del paese e quindi come tali vanno giudicati. Noi uomini italiani, e noi politici in particolare, siamo tutti colpevoli di omerta' quando il rispetto per le donne e' calpestato, e credo che la signora Lario abbia sofferto anche di questa omerta'. Di questo mi scuso".

Postilla aggiunta il 2 febbraio:
noto con piacere che anche Marco Travaglio ha notato e commentato la cosa
postato da: Bjorko alle ore 31/01/2007 16:11 | Link | commenti (3)
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martedì, 23 gennaio 2007
Massimo Mucchetti era uno degli spiati eccellenti di Telecom.

Sul Corriere di oggi ha scritto: L'attuale stato dell' inchiesta non consente di ritenere giuridicamente corresponsabile chi aveva la guida del gruppo. Ma quale cultura aziendale si è andata formando in Telecom Italia se la security credeva di far bene a spiare Antitrust e concorrenti? Quando si rivoluziona la struttura storica che non era mai stata coinvolta in simili scandali e si «fanno fuori» i vecchi per dare tutto in mano ai Tavaroli; quando tanti controller non si accorgono di nulla per un intero lustro, esisterà pure una culpa in vigilando. Il cancelliere Willy Brandt si dimise perché scoprì di avere un segretario spia dei comunisti. Ha lasciato anche il ministro degli Interni, Claudio Scajola, per una frase sbagliata sul professor Biagi. Si capisce che, pur essendosi allevato tali serpi in seno, Tronchetti si consideri più indispensabile di Brandt e Scajola. Miracoli del capitalismo di relazione.
postato da: Bjorko alle ore 23/01/2007 12:10 | Link | commenti
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lunedì, 15 gennaio 2007
Approfitto della creazione dei PDI (punti d'interesse) dei vari "kebabbari" d'Italia per segnalarvi un'intervista al proprietario di Aladin, il ristorante arabo a due passi dalla facoltà di architettura di cui sono da sempre cliente affezionato.
postato da: Bjorko alle ore 15/01/2007 03:39 | Link | commenti (2)
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sabato, 13 gennaio 2007
postato da: Bjorko alle ore 13/01/2007 23:04 | Link | commenti (1)
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venerdì, 12 gennaio 2007
Ho un bravo economista in città e lo scopro soltanto quando "emigra" verso Est (prima all'Università del Sannio e poi come consulente economico del Presidente della Regione Puglia)

da Dagospia.com
Nichi Vendola commissariato da Fausto Bertinotti? È questa la maliziosa interpretazione che molti hanno dato dell’arrivo a Bari, a partire dall’inizio di gennaio, di Riccardo Realfonzo come consulente economico del presidente della Regione, con deleghe su mercato del lavoro, sviluppo e bilancio.
Un innesto che conferma l’impressione delle difficoltà politiche nelle quali si dibatte da qualche tempo il governatore della Puglia ed esponente di Rifondazione.
Napoletano, 42 anni, Realfonzo è un economista marxista della scuola di Augusto Graziani, è docente all’Ateneo del Sannio, segretario dell’Associazione di storia del pensiero economico, fa parte della consulta della Fiom (i metalmeccanici della Cgil) e scrive su Liberazione e Manifesto. Inoltre (particolare non secondario) è assai stimato dal presidente della Camera e recentemente ha ispirato un disegno di legge regionale in Campania sull’occupazione, firmato dall’assessore Corrado Gabriele.
postato da: Bjorko alle ore 12/01/2007 04:11 | Link | commenti (1)
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mercoledì, 10 gennaio 2007
Riprendo questo pezzo di Luca Telese dal "faro" Dagospia per avvisare i miei concittadini che, come una vera rockstar, Walter Veltroni aprirà il suo tour il 22 gennaio dal Teatro Mercadante.

Luca Telese per “Il Giornale”

E ora Walter gira l’Italia, accompagnato da due spalle come Gandhi-Ben Kingsley, o il Grande Dittatore-Charlie Chaplin, da compagni di viaggio come Martin Luther King o Barack Obama. Che il cinema sia «la continuazione della politica con altri mezzi», Walter Veltroni ci ha abituato a pensarlo da tempo (con lui, a essere pignoli, anche il jazz, la narrativa o le figurine possono facilmente diventarlo).
(Walter un uomo di lunghe vedute... - U.Pizzi)

Ma l’annuncio del tour che il sindaco di Roma inizia il 22 gennaio al teatro Mercadante di Napoli, per portare in tutte le principali città italiane la sua lezione multimediale su “Che cos’è la politica” (collaudata a dicembre scorso all’Auditorium), è più di un ennesimo tocco eclettico al portfolio del primo cittadino di Roma. È davvero, come scrive “Il Tempo” una «discesa in campo». Chi ha visto la lezione il 12 dicembre ha capito che non era un’operazione «accademica», ma un vero e proprio manifesto post-politico.

Ovviamente, si parte da una domanda maliziosa. Perché proprio ora, dopo anni di rafforzamento silenzioso e guerre di posizione nella sua Roma, Veltroni si impegna in un nuovo viaggio in Italia? Prima risposta: in un momento in cui Ds e Margherita sono incartati nell’operazione di vertice del Partito democratico, e in cui Romano Prodi sprofonda nella trincea assediata di Palazzo Chigi, il suo diventa di fatto l’unico vero messaggio politico per il popolo della sinistra.

Anche perché è il quarto passo pesante che Veltroni muove dall’inizio dell’anno, nella direzione che porta fuori dal suo dorato «Aventino» capitolino. Prima c’è stata la dichiarazione estiva criticissima su come procedeva la costruzione del nuovo soggetto («non può essere una fusione a freddo fra Ds e Margherita»); poi quella (sottovalutata dai media) sulla possibilità di candidarsi a Palazzo Chigi (accompagnata dalla richiesta di una contestuale riforma che dia più forza all’esecutivo).
(In giro con il sorridente Walter-Ego - U.Pizzi)

Infine le correzioni di tiro sulla «missione africana». Veltroni non ci rinuncia, certo: ma ora la colloca in una prospettiva meno drastica e irrevocabile. Memorabile lo scambio di battute su La7 con il giornalista Riccardo Barenghi a settembre. «Che ti ritirassi nel continente nero - punzecchiava Jena - non c’ho mai creduto». Risposta del sindaco, sorriso disarmante: «Ehhh...».

Nuova battuta di Barenghi: «Insomma, se fra un anno ti devo cercare al telefono, come fa il protagonista del tuo libro, che chiama se stesso nel passato, piuttosto che il prefisso di Korogocho, faccio il centralino di Palazzo Chigi!». Intanto, quel romanzo che Veltroni ha costruito con spirito calviniano e spregiudicatezza da promoter (“La scoperta dell’alba”), a Natale diventa strenna, torna al 13° posto in classifica (sostenuto da una forte campagna pubblicitaria Rizzoli sui quotidiani). Perché Veltroni è così: lui non è più lo sponsor, ma lo «sponsorizzato». Scrive su “Vanity fair”, è autore di cinema, e per sentire il suo show si pagano persino 5 euro!

Così, vale la pena di studiare la struttura di questa «lezione». Non più il classico discorso da leader, ma la lectio di un oratore più simile a un Dj (o a un Vj). Veltroni in realtà dice poco, o pochissimo: ma con le parole cuce il Pantheon delle sue passioni e riscrive la sua carta di identità politica. Così, in perfetta coerenza con il dichiarato «post comunismo» apre la sua orazione con la caduta del muro di Berlino. Il sindaco-Vj ha pescato negli archivi di History Channel un docu-film con Gorbaciov e Kohl.
(Walter occhio alle spalle! - U.Pizzi)

Solo che lì l’ex leader sovietico è un «intervistatore» mentre il vero protagonista è Kohl. Palmiro Togliatti? Non c’è. E invece c’è l’Alcide De Gasperi dell’Europa unita. C’è naturalmente Enrico Berlinguer, nel video epico e straziante del suo ultimo comizio (applausi a scena aperta, all’Auditorium), ma uno spaziettino lo conquista persino Bettino Craxi, di cui Veltroni «riabilita» il drammatico strappo di Sigonella, indicandolo come esempio di autonomia dagli Usa. Il sindaco-Vj supera i problemi di appartenenza e identità volandoci sopra con la forza evocativa delle immagini: il veltronismo è «emozionale», «sincretico», e accattivante.

I pezzi forti? La raffica di premi Nobel: la birmana Aung San Suu Kyi, la guatemalteca Rigoberta Menchù il memorabile “I have a dream” di Luther King. E poi la straordinaria orazione del giovanissimo Obama per la nomination democratica. E ovviamente non potevano mancare i due Kennedy. «Jkf», con il discorso più celebre («non chiedere cosa l’America può fare per te... », e Robert, nel montaggio forsennato fra l’audio originale di uno dei suoi più incisivi discorsi e le immagini dell’attentato (per giunta in anteprima, per concessione) come è stato ricostruito nel film Bobby. Altro che “Apocalypto”: con un programma così sfacciato, come minimo Rutelli glielo vieta ai minori.

Dagospia 09 Gennaio 2007
postato da: Bjorko alle ore 10/01/2007 02:01 | Link | commenti
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martedì, 09 gennaio 2007
Segnalo la ripresa (con grafica rinnovata) del blog di uno storico mensile campano.
Per visitarlo cliccate sull'immagine, ovviamente è anche nei miei link preferiti.

postato da: Bjorko alle ore 09/01/2007 09:04 | Link | commenti
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